{"id":8396,"date":"2021-05-03T21:13:28","date_gmt":"2021-05-03T19:13:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/?page_id=8396"},"modified":"2021-05-03T21:22:48","modified_gmt":"2021-05-03T19:22:48","slug":"effetti-delle-pandemie-sulla-struttura-produttiva-reale-mercato-del-lavoro-le-tappe-di-beni-di-capitale-e-limpatto-dellincertezza","status":"publish","type":"articulo","link":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/articles\/articoli-in-italiano\/gli-effetti-economici-della-pandemia-un-analisi-austriaca\/effetti-delle-pandemie-sulla-struttura-produttiva-reale-mercato-del-lavoro-le-tappe-di-beni-di-capitale-e-limpatto-dellincertezza\/","title":{"rendered":"Effetti delle pandemie sulla struttura produttiva reale: mercato del lavoro, le tappe di beni di capitale e l\u2019impatto dell\u2019incertezza"},"content":{"rendered":"<p><strong>Mercato del lavoro<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;emergere di una nuova malattia altamente contagiosa che si diffonde in tutto il mondo con un alto tasso di mortalit\u00e0 \u00e8 senza dubbio uno scenario catastrofico in grado di causare tutta una serie di importanti conseguenze economiche a breve, medio e anche a lungo termine. Tra questi, innanzitutto, il costo in termini di vite umane, molte delle quali ancora pienamente creative e nelle loro fasi produttive. Ricordiamo, per esempio, che si stima che la cosiddetta &#8220;influenza spagnola&#8221; abbia causato tra i 40 e i 50 milioni di vittime in tutto il mondo a partire dal 1918 (cio\u00e8 pi\u00f9 di tre volte il numero di morti, tra combattenti e civili, durante la Prima Guerra Mondiale); questa pandemia influenzale colpiva soprattutto uomini e donne relativamente giovani e robusti, ovvero nei loro anni pi\u00f9 produttivi<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Al contrario, l&#8217;attuale pandemia di Covid-19 generata dal virus SARS-CoV-2, pur producendo sintomi relativamente lievi nell&#8217;85% delle persone infettate, risulta grave per il restante quindici per cento, richiedendo addirittura l&#8217;ospedalizzazione per un terzo di loro e causando la morte di circa un ricoverato grave su cinque, la stragrande maggioranza di cui anziani gi\u00e0 in pensione o con significative patologie pregresse.<\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;attuale pandemia non sta avendo un effetto apprezzabile sull&#8217;offerta di lavoro e sul talento umano, poich\u00e9 l&#8217;aumento dei decessi di persone in et\u00e0 lavorativa \u00e8 relativamente piccolo. Come abbiamo gi\u00e0 detto, questa situazione contrasta molto con quella generata dall\u2019 influenza spagnola, in seguito alla quale si pu\u00f2 stimare che l&#8217;offerta di lavoro si sia contratta, a livello aggregato mondiale, di circa il 2%, tenendo conto sia di coloro che morirono per la malattia sia di quelli che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale (40 o 50 milioni di vittime per la malattia e pi\u00f9 di 15 milioni per la guerra). Questa relativa carenza di manodopera non manc\u00f2, durante, i \u201cruggenti anni venti\u201d del secolo scorso, quando si consum\u00f2 la ristrutturazione dell&#8217;economia mondiale da un&#8217;economia di guerra a un&#8217;economia di pace, di esercitare una pressione al rialzo sui salari reali. Questa ristrutturazione, al tempo stesso, venne accompagnata da una grande espansione del credito, la cui analisi dettagliata non possiamo qui elaborare, ma che in ogni caso pose le basi per la &#8220;Grande Depressione&#8221; nata dalla grave crisi finanziaria del 1929<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nel corso della storia, varie pandemie hanno avuto un impatto ancora maggiore sul mercato del lavoro. Per esempio, la grande peste che devast\u00f2 l&#8217;Europa a partire dal 1348 si stima che abbia ridotto la popolazione totale di almeno un terzo. Dopo la pandemia vi fu, infatti, a causa della grande carenza di manodopera, una crescita significativa dei salari reali che si consolid\u00f2 nei decenni successivi. A questo proposito, \u00e8 esasperante vedere come gli economisti monetaristi e, soprattutto, keynesiani continuino a martellarci sui presunti &#8220;benefici&#8221; economici delle guerre e delle pandemie (presumibilmente per tutti tranne che per i milioni di persone che sono morte e che si sono impoverite in queste guerre e pandemie). Quest\u2019ultimi sostengono che queste tragedie permettono alle economie di uscire dalla loro pigrizia e di iniziare il cammino verso la &#8220;prosperit\u00e0&#8221;, e, che, al tempo stesso, giustificano le loro politiche economiche di intenso interventismo monetario e fiscale. Ludwig von Mises, con la sua perspicacia abituale, usava il termine <em>&#8220;distruzionismo economico&#8221;<\/em> per riferirsi a queste teorie e politiche il cui unico obiettivo \u00e8 quello di cercare e giustificare un aumento dell&#8217;offerta monetaria pro capite e, soprattutto, della spesa delle amministrazioni pubbliche<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Struttura produttiva e beni di capitale<\/strong><\/p>\n<p>Oltre a questi effetti sulla popolazione e sul mercato del lavoro, dobbiamo anche considerare, in secondo luogo, l&#8217;impatto di una pandemia sul tasso sociale di preferenza temporale e, di conseguenza, sul tasso di interesse e sulla struttura produttiva negli stadi dei beni di capitale. In questo senso, forse lo scenario pi\u00f9 catastrofico concepibile \u00e8 quello descritto da Giovanni Boccaccio nella sua introduzione al Decameron in relazione alla peste bubbonica che colp\u00ec l&#8217;Europa nel XIV secolo. Se si diffonde la convinzione generale che vi sia un&#8217;alta probabilit\u00e0 di contagiarsi e di morire a breve o medio termine, \u00e8 abbastanza comprensibile che le valutazioni soggettive siano orientate al presente e al consumo immediato. &#8220;Mangiamo e beviamo perch\u00e9 domani moriremo&#8221;, o &#8220;pentiamoci, facciamo penitenza e preghiamo per riordinare la nostra vita spirituale&#8221; sono due posizioni antagoniste di fronte alla pandemia che sono perfettamente comprensibili ma che hanno lo stesso effetto economico: che senso ha risparmiare e intraprendere progetti di investimento che potrebbero maturare solo in un futuro lontano in cui non ci saremo n\u00e9 noi n\u00e9 i nostri figli e i cui frutti non potremmo godere? L\u2019ovvio risultato che, per esempio, si osserv\u00f2 nella Firenze del XIV secolo devastata dalla peste bubbonica fu l&#8217;abbandono massiccio di fattorie, bestiame, campi e laboratori e, in generale, la negligenza e il consumo sfrenato senza ammortizzare i beni di capitale<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. Questo fenomeno pu\u00f2 essere illustrato graficamente in modo semplificato, come spiego nella sezione dedicata alle &#8220;economie in regressione&#8221; nel mio libro <em>Moneta, Credito Bancario e Cicli Economici<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>, utilizzando i noti triangoli hayekiani che rappresentano la struttura produttiva di una societ\u00e0 (e il cui significato e spiegazione dettagliata possono essere studiati alle pp. 269 e seguenti dello stesso libro).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8402 size-full\" src=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-1-2.png\" alt=\"\" width=\"746\" height=\"354\" data-id=\"8402\" srcset=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-1-2.png 746w, https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-1-2-300x142.png 300w\" sizes=\"(max-width: 746px) 100vw, 746px\" \/><\/p>\n<p>Come viene illustrato nel grafico numero 1, in questo caso si produce un improvviso e intenso aumento del tasso sociale di preferenza temporale e, di conseguenza, un aumento del consumo monetario immediato (figura b) a scapito dell&#8217;investimento. In particolare, molteplici stadi del processo produttivo, rappresentati dall&#8217;area ombreggiata nella figura (c), vengono abbandonati e una parte molto importante della popolazione smette di lavorare (per morte o per volont\u00e0) e quelli che sopravvivono si dedicano impazientemente a consumare beni di consumo (i cui prezzi in unit\u00e0 monetarie schizzano in alto a causa della contrazione della loro offerta e della diminuzione generalizzata della domanda di denaro). Le transazioni sul mercato del tempo e dei fondi prestabili si fermano e i saggi d&#8217;interesse sui pochi prestiti che hanno luogo &#8220;vanno alle stelle\u201d.<\/p>\n<p>In contrasto con lo scenario precedente, non ci sono indicazioni che nell&#8217;attuale pandemia Covid-19 ci sia stato un cambiamento significativo nel tasso sociale di preferenza temporale (a parte l&#8217;effetto dell&#8217;aumento temporaneo dell&#8217;incertezza che studieremo pi\u00f9 avanti). Da un lato, le circostanze attuali non assomigliano nemmeno lontanamente a quelle di una pandemia cos\u00ec grave come quella descritta da Boccaccio nel <em>Decameron<\/em>. Come abbiamo indicato, la prevedibile mortalit\u00e0 della popolazione in et\u00e0 lavorativa \u00e8 praticamente irrilevante e le aspettative sul buon esito dei processi d&#8217;investimento di pi\u00f9 lontana maturit\u00e0 temporale rimangono invariate (per esempio, si continua a investire nella progettazione, innovazione e produzione delle auto elettriche del futuro, e in molti altri progetti d&#8217;investimento a lungo termine). E se non c&#8217;\u00e8 stata una mutazione significativa nel tasso sociale di preferenza temporale, nemmeno la struttura produttiva dei beni capitali rappresentata, seppur semplicisticamente, dal triangolo hayekiano \u00e8 stata alterata, tranne che per tre effetti, uno a brevissimo termine, un altro di media durata (da 1 a 3 anni) e il terzo di durata pi\u00f9 lunga e persino indefinita.<\/p>\n<p>Il primo caso \u00e8 quello dell&#8217;effetto immediato e temporaneamente ridotto (di qualche mese) che i <em>lockdown <\/em>imposti dai governi hanno avuto sulla struttura produttiva reale. Si pu\u00f2 supporre che il \u201cblocco economico\u201d decretato per alcuni mesi abbia colpito, in termini relativi, soprattutto lo sforzo produttivo pi\u00f9 lontano dal consumo finale: del resto, la popolazione, anche quella confinata che non ha potuto lavorare, ha dovuto continuare a consumare beni e servizi (anche attraverso il commercio elettronico &#8211; Amazon, ecc. &#8211; in quanto molti negozi e distributori finali furono costretti a chiudere non venendo considerati, arbitrariamente, come &#8220;attivit\u00e0 essenziali&#8221;). Se cosi \u00e8, supponendo inoltre che la domanda monetaria finale diretta al consumo non sia stata significativamente alterata perch\u00e9 le famiglie, nella disoccupazione forzata imposta dalle autorit\u00e0, hanno attinto alle loro riserve finanziarie o hanno sostituito la loro perdita di reddito con fondi provenienti da indennit\u00e0 di disoccupazione temporanea (ERTES, ERES, ecc.), la struttura della produzione in termini monetari avr\u00e0 oscillato per un breve periodo di tempo, in modo pendolare, come mostrato di seguito (grafico numero 2):<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8403 size-full\" src=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-2-2.png\" alt=\"\" width=\"631\" height=\"314\" data-id=\"8403\" srcset=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-2-2.png 631w, https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-2-2-300x149.png 300w\" sizes=\"(max-width: 631px) 100vw, 631px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In ogni caso, una volta finita la &#8220;disgiunzione&#8221; forzata del processo produttivo e tornati i fattori di produzione ai loro impieghi, l\u2019economia pu\u00f2 ripartire da dove si \u00e8 fermata, dato che non vi sono stati errori sistematici d\u2019investimento che devono essere riconvertiti<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref1\"><sup>[6]<\/sup><\/a>. A differenza di quanto accaduto nella Grande Recessione del 2008, la struttura produttiva non \u00e8 stata danneggiata in modo irreversibile, quindi non vi \u00e8 bisogno di un lungo e doloroso processo di riconversione e di una massiccia riassegnazione dei fattori produttivi: si richiede semplicemente che imprenditori, lavoratori ed autonomi tornino al lavoro, riprendendo le mansioni che sono state interrotte ed utilizzando i beni di capitale che rimasero intatti allora (pochi mesi fa) e che ora sono ugualmente disponibili. In relazione a questo primo effetto a corto termine, bisogna chiarire che lo stesso avverrebbe, sebbene in modo molto pi\u00f9 morbido, meno traumatico e, quindi, dando luogo ad un&#8217;oscillazione molto minore del movimento pendolare indicato nel grafico numero 2, anche qualora le quarantene fossero volontarie e selettive, ovvero decise a livello &#8220;micro&#8221; dalle famiglie, aziende, urbanizzazioni, quartieri, ecc. nel contesto di una societ\u00e0 libera in cui, o non esistono governi monopolisti (autogoverno tipico dell\u2019anarco-capitalismo) o questi non sono centralisti e, per tanto, non sono nelle condizioni di imporre misure generalizzate e coercitive di <em>lockdown<\/em> indiscriminato.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 diversi settori, fondamentalmente legati agli stadi del consumo finale, che hanno visto e continuano a vedere, all\u2019indomani del <em>lockdown<\/em> e molto probabilmente per tutto il periodo di tempo, che pu\u00f2 durare mesi<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref2\"><sup>[7]<\/sup><\/a>, richiesto per superare la pandemia e recuperare la piena normalit\u00e0, drasticamente ridotta la propria domanda. Fondamentalmente, settori come il turismo, i trasporti, l&#8217;ospitalit\u00e0 e l&#8217;intrattenimento, che sono relativamente molto importanti in certe economie come quella spagnola, dove il turismo ad esempio rappresenta quasi il 15% del nostro PIL, richiedono un cambiamento pi\u00f9 profondo di quello meramente pendolare descritto nel punto precedente e che incide sulla struttura produttiva per un periodo di tempo pi\u00f9 lungo (circa due anni). Ovviamente, a parit\u00e0 di altre condizioni, se le famiglie consumano meno in biglietti aerei, alberghi, ristoranti o teatri, consumeranno di pi\u00f9 in altri beni e servizi di consumo alternativi o sostitutivi, o dedicheranno una maggior frazione del proprio reddito agli investimenti o aumenteranno i loro saldi di cassa. Lasciando da parte il possibile aumento della domanda di denaro, di cui parleremo pi\u00f9 avanti quando affronteremo la questione dell\u2019incertezza, \u00e8 chiaro che la struttura produttiva dovr\u00e0 adattarsi temporaneamente alle nuove circostanze facendo il miglior uso possibile delle risorse che sono ancora attive nei settori colpiti (almeno parzialmente) e, soprattutto, di coloro che sono forzatamente e temporaneamente disoccupati e che dovranno redirigersi verso linee di produzione alternative, linee dove potranno trovare un impiego redditizio (temporaneo o permanente).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ad esempio, certi ristoranti, rimarranno, contro ogni previsione, aperti, riconvertendo la propria offerta (per esempio facendo pasti a domicilio), riducendo il pi\u00f9 possibile le spese (licenziando il personale o riconvertendolo direttamente o indirettamente, per esempio in consegnatari a domicilio, ecc) ed aggiustando gli obblighi contrattuali con i propri fornitori in modo da ridurre al minimo le perdite ed il consumo di capitale. In questo modo evitano di buttare via gli anni investiti per costruirsi una reputazione e per accumulare un capitale prezioso e difficile da riconvertire, nell&#8217;aspettativa che quando le circostanze migliorino siano meglio posizionati dei loro concorrenti e con significativi vantaggi competitivi per affrontare la prevista ripresa del settore. Altri imprenditori sceglieranno, al contrario, di andare &#8220;in letargo&#8221;, chiudendo temporaneamente le loro imprese ma lasciando le infrastrutture e i contatti di lavoro corrispondenti pronti per riaprire al pi\u00f9 presto non appena le circostanze lo permetteranno. Un terzo gruppo, generalmente composto da quei progetti d&#8217;affari che sono marginalmente meno redditizi anche nelle circostanze pre-pandemiche saranno costretti a chiudere definitivamente i loro affari e a liquidare i loro rispettivi progetti.<\/p>\n<p>Tutte queste mosse e decisioni imprenditoriali possono e devono essere prese con relativa rapidit\u00e0 e al minor costo possibile, il che sar\u00e0 possibile solo in un&#8217;economia dinamicamente efficiente che incoraggi il libero esercizio della funzione imprenditoriale e non la ostacoli con regolamentazioni dannose, specialmente nel mercato del lavoro, e con tasse disincentivanti. Ovviamente, non saranno n\u00e9 il governo n\u00e9 i suoi funzionari, ma solo un esercito di imprenditori, che nonostante tutte le avversit\u00e0 vogliono andare avanti con fiducia incrollabile verso un futuro migliore e hanno coraggio di credere che prima o poi arriver\u00e0, coloro i quali saranno capaci di prendere le decisioni pi\u00f9 appropriate nelle loro particolari coordinate di tempo e luogo.<\/p>\n<p>In termini del nostro triangolo semplificato della struttura di produzione- il triangolo hayekiano- il massimo che pu\u00f2 essere rappresentato (vedi il grafico numero 3), sotto l&#8217;ipotesi che non vi sia una mutazione significativa nel tasso sociale di preferenza temporale, \u00e8 un&#8217;oscillazione orizzontale dell&#8217;ipotenusa del triangolo corrispondente, prima a sinistra, considerando l&#8217;impatto aggregato di una minore domanda monetaria nei settori colpiti (e i loro diretti fornitori), e poi di nuovo a destra, man mano che aumenta la demanda verso le alternative durante il periodo di mesi necessario per tornare alla piena normalit\u00e0, e, al tempo stesso, nella misura in cui una gran parte della domanda monetaria persa dai settori menzionati si recupera.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8404 size-full\" src=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-3-2.png\" alt=\"\" width=\"693\" height=\"379\" data-id=\"8404\" srcset=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-3-2.png 693w, https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-3-2-300x164.png 300w\" sizes=\"(max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ovviamente, il grafico non ci permette di catturare le innumerevoli decisioni commerciali e i movimenti reali d\u2019investimento implicati dall&#8217;oscillazione orizzontale rapida e flessibile rappresentata dalle frecce bidirezionali. Tuttavia, ci permette di visualizzare il grave rischio che si corre nell&#8217;intraprendere politiche che tendono a irrigidire la struttura produttiva, mantenendo, da un lato, imprese &#8220;zombie&#8221; che dovrebbero essere liquidate al pi\u00f9 presto, e allo stesso tempo, attraverso la regolamentazione e la tassazione, ostacolando l&#8217;effetto &#8220;rimbalzo&#8221; a destra dell&#8217;ipotenusa del nostro triangolo. L&#8217;intervento fiscale e normativo pu\u00f2 fissare indefinitamente la struttura produttiva reale nella posizione BB, impedendole di rimbalzare verso la posizione AA.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che tutti questi rapidi processi di aggiustamento e recupero richiedono un mercato del lavoro molto agile e flessibile, in cui sia possibile licenziare e ritornare ad assumere molto rapidamente e a costi minimi. Va ricordato, inoltre, che, a differenza di quanto accadde nella Grande Recessione del 2008 (e in generale dopo tutte le crisi finanziarie che seguono processi prolungati di espansione del credito), nel caso dell&#8217;attuale pandemia non si riparte da una situazione caratterizzata da sprechi generalizzati e da cattivi investimenti dei mezzi di produzione (per esempio nel settore delle costruzioni, come \u00e8 successo nel 2008) che potrebbe giustificare un alto e longevo tasso di disoccupazione strutturale. Al contrario, ci troviamo in una situazione in cui \u00e8 possibile riassegnare la forza lavoro e i fattori di produzione in modo sostenibile, rapido e permanente, e per questo \u00e8 imprescindibile che i mercati del lavoro e dei fattori corrispondenti siano il pi\u00f9 possibile liberi e agili.<\/p>\n<p>Resta da analizzare la possibilit\u00e0 che si producano e si consolidino in modo definitivo certi cambiamenti nelle abitudini di consumo della popolazione, le quali richiedono modifiche permanenti nella struttura produttiva della societ\u00e0, nei suoi stadi d\u2019investimento in beni di capitale. A questo scopo, bisogna sottolineare che in qualsiasi economia di mercato non interventista la struttura produttiva si adatta continuamente, in modo graduale e non traumatico, ai cambiamenti dei gusti e dei bisogni dei consumatori. E anche se bisogna riconoscere che la pandemia pu\u00f2 provocare un&#8217;accelerazione nella scoperta e nell&#8217;adozione definitiva di certe nuove abitudini comportamentali da parte di una maggioranza di consumatori (per esempio, in relazione alla diffusione generalizzata del commercio elettronico, al maggior uso di certi mezzi di pagamento, o alla generalizzazione delle videoconferenze nel mondo degli affari e dell&#8217;istruzione, ecc. ), in pratica il loro impatto sembrerebbe esagerato, soprattutto se confrontiamo questi presunti cambiamenti radicali con quelli derivati dall&#8217;inizio del XXI secolo dalla globalizzazione degli scambi e del commercio e dalla rivoluzione tecnologica che l&#8217;ha accompagnata e resa possibile. Tutto ci\u00f2 ha permesso l&#8217;uscita dalla povert\u00e0 di centinaia di milioni di esseri umani e l&#8217;incorporazione nei flussi di produzione di miliardi di persone (soprattutto in Asia e in Africa) che fino ad allora erano rimasti ai margini dei circuiti produttivi e commerciali di un&#8217;economia di mercato. Le forze produttive del capitalismo si sono cos\u00ec scatenate come mai si era visto prima nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 e, nonostante il peso dell&#8217;intervento statale e della regolamentazione che ostacola e frena continuamente le ali del progresso, l&#8217;umanit\u00e0 ha raggiunto il grande successo sociale ed economico di raggiungere e mantenere una popolazione di 8 miliardi di esseri umani con un tenore di vita che fino a non molti decenni fa non poteva nemmeno essere concepito<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref1\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. In questa prospettiva e in un contesto di cambiamenti molto pi\u00f9 grandi e profondi ai quali le economie di mercato si stanno continuamente adattando senza grandi difficolt\u00e0, l&#8217;impatto a lungo termine dell&#8217;attuale pandemia dovrebbe essere giustamente minimizzato e ridimensionato e, per questa ragione, dovremmo quindi riportare la nostra analisi allo studio degli effetti a breve e medio termine dell&#8217;attuale pandemia, che per la loro maggiore vicinanza possono ora essere considerati pi\u00f9 rilevanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Incertezza e domanda di denaro<\/strong><\/p>\n<p>Concluderemo questa prima parte del nostro saggio facendo riferimento all&#8217;impatto dell&#8217;incertezza generata dalla pandemia, soprattutto perch\u00e9, come vedremo nell&#8217;ultima parte, ha permesso di promuovere politiche di interventismo fiscale e soprattutto monetario ancora pi\u00f9 attiviste e che non hanno precedenti nella storia. Quest\u2019ultime, come avremo modo di vedere pi\u00f9 avanti, rappresentano una grande minaccia e, molto probabilmente, non mancheranno di avere gravi conseguenze quando l&#8217;attuale pandemia verr\u00e0 superata.<\/p>\n<p>In linea di principio, l&#8217;impatto di una pandemia sull&#8217;incertezza e, quindi, sulla domanda di denaro pu\u00f2 oscillare tra due estremi opposti. Da un lato, c&#8217;\u00e8 il caso di una pandemia cos\u00ec grave come la peste bubbonica a Firenze a met\u00e0 del XIV secolo cos\u00ec ben descritta da Boccaccio (1360) nel Decameron, dove, pi\u00f9 che incertezza, come abbiamo visto in precedenza, si produsse nella mente di una parte molto importante della popolazione la convinzione che i loro giorni fossero contati e che, quindi, la loro aspettativa di vita fosse stata drasticamente ridotta. In queste circostanze \u00e8 comprensibile che la domanda di denaro crolli vertiginosamente e che perda gran parte del suo potere d\u2019acquisto, dato che assistiamo ad un contesto in cui nessuno vuole separarsi dai beni e prestare servizi la cui produzione \u00e8 crollata e che la maggior parte della gente vuole consumare al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p>Di maggiore interesse analitico per i nostri scopi \u00e8 ora il caso di pandemie come quella attuale, che sono molto meno gravi e in cui, anche se la sopravvivenza della maggior parte della popolazione non \u00e8 a rischio, c&#8217;\u00e8 un&#8217;escalation di incertezza, soprattutto durante i primi mesi, riguardo l&#8217;estensione, l&#8217;evoluzione e la velocit\u00e0 del contagio e i suoi effetti economici e sociali. Dato che i saldi di cassa sono la quintessenza dei mezzi per far fronte all&#8217;incertezza ineliminabile del futuro, poich\u00e9 permettono agli attori economici e alle economie domestiche di mantenere aperte tutte le loro opzioni e quindi adattarsi molto rapidamente e facilmente a qualsiasi circostanza futura una volta che si materializza, \u00e8 comprensibile che il normale aumento dell&#8217;incertezza derivante dall&#8217;attuale pandemia sia stato accompagnato da un concomitante aumento della domanda di denaro e, quindi, a parit\u00e0 di altre condizioni, del suo potere di acquisto. Questo effetto pu\u00f2 essere visualizzato (grafico numero 4) con i nostri diagrammi triangolari delle strutture produttive in termini di domanda di denaro, come un movimento uniforme a sinistra dell&#8217;ipotenusa corrispondente, nel caso in cui il tasso di preferenza temporale non si sia modificato (grafico &#8220;a&#8221;), o con movimenti a sinistra con maggiori investimenti relativi (se si accumulano saldi di cassa riducendo il consumo, grafico &#8220;b&#8221;), o con maggiori consumi relativi (se si accumula nuovo denaro vendendo beni capitali e attivit\u00e0 finanziarie, ma non riducendo il consumo, grafico \u201cc\u201d):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-8405 size-full\" src=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-4-2.png\" alt=\"\" width=\"716\" height=\"421\" data-id=\"8405\" srcset=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-4-2.png 716w, https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Grafico-4-2-300x176.png 300w\" sizes=\"(max-width: 716px) 100vw, 716px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche se ognuno di questi tre risultati \u00e8 teoricamente possibile, \u00e8 pi\u00f9 probabile che nelle circostanze attuali si sia verificata una combinazione di essi, e, in maggior misura, delle situazioni descritte nei grafici (a) e (b). Pertanto, questi effetti si saranno sovrapposti a quelli che abbiamo gi\u00e0 analizzato nei nostri precedenti grafici e nei quali, per renderli pi\u00f9 facili da comprendere e analizzare separatamente, non avevamo preso in considerazione gli effetti derivati da un possibile aumento della domanda di denaro, cosa che ora abbiamo incluso nella nostra analisi. A questo proposito devono essere fatte tre importanti considerazioni sull&#8217;aumento dell&#8217;incertezza e della domanda di denaro derivante dalla pandemia.<\/p>\n<p>In primo luogo, l&#8217;aumento dell&#8217;incertezza (e il concomitante aumento della domanda di denaro) \u00e8 temporaneo e relativamente di breve durata, poich\u00e9 tender\u00e0 ad invertirsi non appena emergeranno le aspettative di miglioramento, in altre parole non appena si inizier\u00e0 a intravedere &#8220;la fine del tunnel&#8221;. Pertanto, e senza bisogno di aspettare che il periodo di superamento della pandemia (circa due anni) sia completato, ci sar\u00e0 gradualmente un ritorno a livelli &#8220;normali&#8221; di incertezza, e con esso i movimenti descritti nei grafici &#8220;a&#8221;, &#8220;b&#8221; e &#8220;c&#8221; si invertiranno in direzione opposta, facendo tornare la struttura produttiva espressa in termini monetari alla sua situazione precedente, pre-pandemica.<\/p>\n<p>In secondo luogo, nella misura in cui i nuovi saldi monetari si accumulano riducendo la domanda di beni di consumo (grafici &#8220;a&#8221; e &#8220;b&#8221;) &#8211; e in ogni caso questo \u00e8 certo che si verifichi in relazione ai settori pi\u00f9 colpiti dalle restrizioni alla mobilit\u00e0 (turismo, alberghi, ecc.)- questa minore domanda monetaria di beni di consumo tender\u00e0 a lasciare un volume significativo di beni di consumo invenduti che permetter\u00e0 di far fronte sia al rallentamento della loro produzione derivato dalle inevitabili strozzature e dal confinamento in misura maggiore o minore dei loro produttori, sia alla domanda derivata dalla necessit\u00e0 di continuare a consumare da parte di tutti coloro che hanno smesso totalmente o parzialmente di lavorare nei primi mesi dell&#8217;impatto della pandemia. Pertanto, l&#8217;aumento della domanda di denaro gioca un ruolo importante nell&#8217;accomodare lo shock dell&#8217;offerta prodotto dal confinamento forzato sulla produzione di beni di consumo, impedendo cos\u00ec che i loro prezzi relativi salgano alle stelle a grande scapito dei pi\u00f9 ampi strati della popolazione.<\/p>\n<p>In terzo e ultimo luogo, bisogna notare che l&#8217;incertezza pu\u00f2 aumentare ancora di pi\u00f9 di quanto abbia fatto da s\u00e9 la pandemia, e persino essere prolungata oltre lo stretto necessario, a causa dell&#8217;interventismo monetario, fiscale e tributario dei governi e delle banche centrali. Senza dubbio e come vedremo pi\u00f9 in dettaglio nella terza sezione, quest\u2019ultimi possono generare un ulteriore clima di sfiducia negli affari ostacolando, in definitiva, la rapida ripresa del mercato e il ritorno alla normalit\u00e0. In quest\u2019 ottica, potrebbe persino riprodursi il processo di feedback perverso che ho studiato in dettaglio nel mio saggio su &#8220;La Nipponizazzione dell&#8217;Unione Europea&#8221;<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref1\"><sup>[9]<\/sup><\/a>, in cui la massiccia iniezione di offerta di denaro e la riduzione dei tassi di interesse a zero da parte delle banche centrali non riesce a produrre degli effetti apprezzabili sull\u2019economia. Tale politica monetaria, al contrario, tende ad essere auto-frustante, giacch\u00e9 viene sterilizzata da un aumento simultaneo della domanda di denaro, a sua volta derivato dal costo opportunit\u00e0 zero di mantenere liquidit\u00e0, e soprattutto, dovuto all\u2019ulteriore aumento dell&#8217;incertezza che viene generato dalle politiche di maggiore regolamentazione economica, di blocco delle riforme strutturali in corso, di aumento delle tasse, di interventismo e di caos fiscale e monetario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p>_____________________________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> L&#8217;autore di queste righe ricorder\u00e0 sempre il racconto del suo amico Arthur Seldon su come perse i suoi genitori. Seldon, dopo essersi laureato alla London School of Economics, fu, insieme a Lord Harris of High Cross, il primo direttore generale dell&#8217;Institute of Economic Affairs (IEA) di Londra, un illustre membro della Mont Pelerin Society e un grande poligrafo e sostenitore dell&#8217;economia di mercato. Entrambi i suoi genitori morirono all&#8217;et\u00e0 di trent&#8217;anni quando lui era un ragazzo molto giovane, a causa dell&#8217;influenza spagnola, e in un breve intervallo di tempo. Arthur Seldon rimase quindi orfano all&#8217;et\u00e0 di due anni e fu adottato da altri genitori. Nel corso degli anni Seldon riusc\u00ec a superare questa esperienza traumatica, che, tuttavia, gli lasci\u00f2 una balbuzie che non lo avrebbe abbandonato per il resto della sua vita, e nonostante la quale divenne uno dei pi\u00f9 brillanti economisti del Regno Unito, ispirando in gran parte la rivoluzione conservatrice di Margaret Thatcher iniziata alla fine degli anni settanta del secolo scorso. Vedi Arthur Seldon, <em>Capitalismo,<\/em> Uni\u00f3n Editorial, Madrid 1994, specialmente le pagine 58 e 77.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Si veda, per esempio, Murray N. Rothbard, <em>La Grande Depressione<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Si veda, per esempio, il caso di Carlo Maria Cipolla, commentando gli effetti della peste nera del XIV secolo nel suo libro <em>Il governo della moneta a Firenze e a Milano nei secoli XIV-XVI<\/em>, Bologna 1990, pp. 147-150 e la mia critica a Cipolla in Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>Moneta, Credito Bancario e Cicli Economic<\/em>i, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012, pp. 86-87 e specialmente la nota 56. La paranoia distruttrice, tuttavia, raggiunge il suo apice con Paul Krugman che \u00e8 arrivato ad affermare nel suo articolo &#8220;Oh! Che bella guerra&#8221; pubblicato nel 2011 che <em>&#8220;la Seconda Guerra Mondiale \u00e8 il grande esperimento naturale sugli effetti di un grande aumento della spesa pubblica, e come tale \u00e8 sempre servita come un importante esempio positivo (!) per tutti coloro che sostengono un atteggiamento attivista di fronte a un&#8217;economia depressa&#8221;<\/em>. Citato da J.R. Rallo nel suo prologo a Murray N. Rothbard, <em>La Gran Depresi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n<\/em>, Uni\u00f3n Editorial, Madrid 2013, pp. XXVI-XXVII.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>. <em>\u201cPer la qual cosa essi, cosi nelli loro costumi come i cittadini divenuti lascivi, di niuna lor cosa o faccenda curavano; anzi tutti, quasi quel giorno nel quale si vedevano esser venuti la morte aspettassero, non d\u2019aiutare i futuri frutti delle bestie e delle terre e delle loro passate fatiche, ma di consumare quegli che si trovavano presenti si sforzavano con ogni ingegno.\u201d<\/em> G. Boccaccio, <em>Il Decameron<\/em>, UTET, Torino 1956, Prima Giornata, p. 12. Si vedano, inoltre, i miei commenti alle osservazioni dell\u2019economista John Hicks sull&#8217;argomento (<em>Capital and Time: A Neo-Austrian Theory<\/em>, Clarendon, Oxford 1973, pp. 12-13) inclusi in Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>Moneta, Credito Bancario e Cicli Economici<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012, pp. 87 e 315<strong>. <\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Ibidem, pp. 314-315.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn1\"><sup>[6]<\/sup><\/a> A parte, naturalmente, quelli che esistevano gi\u00e0 prima della pandemia e che erano in attesa di liquidazione o riconversione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn2\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Nella cosiddetta &#8220;influenza spagnola&#8221; questo periodo fu di poco pi\u00f9 di due anni. Nell&#8217;attuale pandemia di COVID-19, e nonostante i vaccini, crediamo che questa seconda fase avr\u00e0 una durata simile, se non qualche mese in meno.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn1\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Tra i vari studi sul tema, si veda, ad esempio, quello di Hans Rosling, <em>Factfulness<\/em>, Sceptre, London 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn1\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Jes\u00fas Huerta de Soto, \u201cLa Nipponizazzione dell\u2019Unione Europea\u201d, appendice in Francesco Carbone, <em>A Scuola di Economia<\/em>, Usemlab ed. 2, 2020, pp. 329-350.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"parent":8379,"menu_order":0,"template":"","article-language":[],"class_list":["post-8396","articulo","type-articulo","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articulo\/8396","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articulo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articulo"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articulo\/8379"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"article-language","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/article-language?post=8396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}