{"id":8419,"date":"2021-05-03T21:32:53","date_gmt":"2021-05-03T19:32:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/?page_id=8419"},"modified":"2021-05-03T21:39:29","modified_gmt":"2021-05-03T19:39:29","slug":"la-pandemia-come-pretesto-per-aumentare-lo-squilibrio-fiscale-e-monetario-dei-governi-e-delle-banche-centrali","status":"publish","type":"articulo","link":"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/articles\/articoli-in-italiano\/gli-effetti-economici-della-pandemia-un-analisi-austriaca\/la-pandemia-come-pretesto-per-aumentare-lo-squilibrio-fiscale-e-monetario-dei-governi-e-delle-banche-centrali\/","title":{"rendered":"La pandemia come pretesto per aumentare lo squilibrio fiscale e monetario dei governi e delle banche centrali"},"content":{"rendered":"<p><strong>L&#8217;efficienza dinamica come condizione necessaria e sufficiente per la ripresa dell\u2019economia da una Pandemia<\/strong><\/p>\n<p>Qualsiasi economia colpita da una pandemia ha bisogno di una serie di fattori che permettano, all&#8217;inizio, il suo adattamento alle nuove circostanze con il minimo costo possibile, e una volta che la pandemia \u00e8 finita, l&#8217;inizio di una ripresa sana e sostenibile. Abbiamo gi\u00e0 visto nella prima parte di questo saggio i possibili impatti strutturali che una pandemia pu\u00f2 generare nel breve, medio ed eventualmente nel lungo termine, e il ruolo che il naturale aumento dell&#8217;incertezza generato dalla pandemia ha, in un primo momento, sull\u2019aumento della domanda di denaro e del suo potere d&#8217;acquisto: in un ambiente di <em>lockdown <\/em>(settoriale o generalizzato) in cui l&#8217;attivit\u00e0 produttiva \u00e8 temporaneamente paralizzata, \u00e8 particolarmente importante che ci sia una concomitante diminuzione della domanda, al fine di liberare beni e servizi di consumo per soddisfare i bisogni minimi di consumo di tutti coloro che sono costretti a sospendere la loro attivit\u00e0 produttiva e lavorativa. In altre parole, l&#8217;aumento dei saldi di cassa e la riduzione dei prezzi nominali facilitano l&#8217;adattamento dei consumatori e degli agenti economici alle circostanze difficili, e allo stesso tempo permettono a tutti loro di rispondere rapidamente una volta che la fine del tunnel \u00e8 in vista e la fiducia comincia a recuperare. Ma in ogni caso, l&#8217;economia deve essere &#8220;dinamicamente efficiente&#8221;<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref1\"><sup>[34]<\/sup><\/a> affinch\u00e9 gli imprenditori possano scoprire ed approfittarsi delle opportunit\u00e0 di guadagno che cominciano ad emergere e in questo modo far decollare la ripresa. Le condizioni necessarie per l&#8217;efficienza dinamica sono date da tutto ci\u00f2 che rende possibile e facilita il libero esercizio della funzione imprenditoriale, creativa e al tempo stesso coordinatrice, di tutti gli agenti economici affinch\u00e9 siano capaci di mobilitare le risorse economiche disponibili verso nuovi progetti di investimento redditizi e sostenibili e che si concentrino sulla produzione di beni e servizi che soddisfino i bisogni dei cittadini e che siano richiesti autonomamente da loro a breve, medio e lungo termine. In un contesto di economie pesantemente intervenute, come quello in cui ci troviamo, ci\u00f2 richiede che il processo di formazione e di fissazione dei prezzi propri del sistema di libera impresa si svolga con totale agilit\u00e0, per cui \u00e8 necessario liberalizzare tutti i mercati e, in particolare, il mercato del lavoro e quello del resto dei fattori di produzione, eliminando tutte le regolamentazioni che irrigidiscono l\u2019economia. Inoltre, il settore pubblico non deve sprecare le risorse che sono necessarie alle imprese e agli agenti economici per far fronte alle devastazioni della pandemia e, successivamente, quando le cose migliorano, per attingere a tutti i risparmi disponibili e alle risorse inattive per poter costruire la ripresa. \u00c8 quindi essenziale procedere verso una riduzione generalizzata delle tasse che lasci il massimo delle risorse nelle tasche dei cittadini e, soprattutto, che liberi il pi\u00f9 possibile dalla tassazione i profitti delle imprese e l&#8217;accumulo di capitale. Dobbiamo sempre ricordare, per l\u2019appunto, che il profitto \u00e8 il segnale essenziale ed imprescindibile a cui attingono gli imprenditori e che li guida nella loro insostituibile funzione, creativa e coordinatrice, di individuare, intraprendere e portare a termine progetti d&#8217;investimento redditizi e sostenibili e che perci\u00f2 sono in grado generare un\u2019occupazione permanente. In aggiunta, se vogliamo favorire le classi lavoratrici, e specialmente le pi\u00f9 vulnerabili, \u00e8 imperativo promuovere, e non punire fiscalmente, l&#8217;accumulazione di capitale, poich\u00e9 il salario che ricevono viene determinato, in ultima istanza, dalla loro produttivit\u00e0, che sar\u00e0 tanto maggiore quanto pi\u00f9 alto \u00e8 il volume pro capite di capitale, sotto forma di beni strumentali sempre pi\u00f9 grandi e sofisticati, che vengono messi a loro disposizione dagli imprenditori. E per quanto riguarda il mercato del lavoro, bisogna evitare tutti quei tipi di regolamentazioni che riducono la sua offerta, mobilit\u00e0 e piena disponibilit\u00e0 a rientrare nei nuovi progetti d&#8217;investimento in modo rapido e agile. Pertanto, la fissazione di salari minimi, l&#8217;irrigidimento e la sindacalizzazione dei rapporti di lavoro all&#8217;interno dell&#8217;azienda, l&#8217;ostacolo e soprattutto il divieto di licenziamento, e la creazione di sussidi e aiuti (sotto forma di cassa integrazione, indennit\u00e0 di disoccupazione, reddito minimo vitale) sono particolarmente dannosi, poich\u00e9 in combinazione possono scoraggiare la ricerca e il desiderio di ottenere un\u2019occupazione. Come conseguenza di queste politiche, a molte persone risulta pi\u00f9 interessante e conveniente vivere di sussidi, senza lavorare ufficialmente e dedicando i propri sforzi all\u2019interno dell\u2019economia sommersa<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref2\"><sup>[35]<\/sup><\/a>. Tutte queste misure e riforme strutturali devono essere combinate con la necessaria riforma dello stato sociale, volta a restituire la responsabilit\u00e0 delle pensioni, della salute e dell&#8217;educazione alla societ\u00e0 civile, permettendo a coloro che lo desiderano di subappaltare le loro prestazioni al settore privato con la corrispondente deduzione fiscale (abbiamo gi\u00e0 indicato nella sezione precedente come quasi l&#8217;80% dei milioni di dipendenti pubblici spagnoli scelga ogni anno l&#8217;assistenza sanitaria privata rispetto a quella pubblica; una ragione dovr\u00e0 pur esserci\u2026).<\/p>\n<p>La tabella di marcia della politica economica pi\u00f9 appropriata per affrontare una pandemia, e soprattutto per riprendersi da essa, \u00e8 quindi chiara. Alcuni dei suoi principi sono ampiamente conosciuti e altri sono addirittura un segreto aperto. Questi ultimi soprattutto da tutti coloro che cadono nella trappola di alimentare la demagogia populista creando aspettative false e irrealistiche tra una popolazione spaventata e disorientata come quella che comprensibilmente sorge in tempi di pandemia.<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref3\"><sup>[36]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Esaurimento della politica monetaria ultra-allentata negli anni precedenti la pandemia<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Concentrandoci ora sull&#8217;attuale pandemia del Covid-19, che abbiamo analizzato come illustrazione principale in questo lavoro, vale la pena sottolineare una peculiarit\u00e0 molto importante che condiziona il futuro della sua evoluzione economica pi\u00f9 negativamente di quanto sarebbe necessario. In effetti, questa pandemia nasce e si diffonde in tutto il mondo a partire dal 2020 in un contesto in cui, precedentemente, e per molti mesi e anche anni, prima con il pretesto di aiutare la ripresa incipiente dopo la Grande Recessione del 2008 e poi di affrontare le incertezze presunte o reali che sorgono sempre (il protezionismo populista di Trump, la Brexit, ecc.), le banche centrali di tutto il mondo avevano gi\u00e0 avviato una politica monetaria ultra-allentata di tassi d&#8217;interesse zero o addirittura negativi e di iniezione monetaria, che per il suo grado di intensit\u00e0, estensione e coordinamento internazionale non si era mai vista prima nella storia economica dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel mio saggio \u201cLa Nipponizzazione dell\u2019Unione Europea&#8221;<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref4\">[37]<\/a> ho spiegato come le politiche monetarie ultra-allentate intraprese dalle banche centrali prima della comparsa della pandemia hanno fondamentalmente avuto un effetto auto-frustrante. Da un lato, e in primo luogo, hanno vistosamente fallito nell&#8217;aumentare i prezzi a un livello vicino al due per cento. In effetti, la massiccia iniezione monetaria \u00e8 stata in gran parte sterilizzata, in un ambiente di grande rigidit\u00e0 e incertezza istituzionale, da un concomitante e generalizzato aumento della domanda di denaro da parte degli agenti economici, dovuto a sua volta dalla riduzione (artificiale) a zero del costo opportunit\u00e0 di detenere liquidit\u00e0 in termini d\u2019interessi; inoltre, non sono emerse chiare opportunit\u00e0 di investimento sostenibile in un quadro di costante regolamentazione e interventismo economico che continua ad appesantire le aspettative di profitto e quindi ad impedire la piena ripresa della fiducia persa dalla Grande Recessione del 2008. Di conseguenza, non \u00e8 stato possibile completare la necessaria liquidazione e pulizia di tutti gli errori d\u2019investimento commessi negli anni di espansione della bolla e del credito prima del 2008.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, e in secondo luogo, quando le banche centrali hanno intrapreso le loro politiche di massiccia iniezione monetaria, <em>quantitative easing <\/em>e taglio dei tassi di interesse a zero, sono stati \u201cipso facto\u201d eliminati tutti gli incentivi che i diversi governi (Spagna, Italia, Francia, ecc.) avrebbero potuto avere per avviare o completare le riforme economiche, normative e istituzionali che sono essenziali per promuovere un ambiente di fiducia in cui gli imprenditori, liberi da vincoli e ostacoli inutili, possano dedicarsi allo sviluppo della loro creativit\u00e0 e investire a lungo termine, generando cos\u00ec posti di lavoro sostenibili. In effetti, quale governo sopporter\u00e0 l&#8217;alto costo politico, per esempio, di risanare i suoi conti e liberalizzare il mercato del lavoro se, de facto, qualunque sia il deficit che incorre, questo sar\u00e0 finanziato direttamente o indirettamente e a costo zero, cio\u00e8 completamente monetizzato, dalla Banca Centrale? La Banca Centrale Europea, difatti, detiene gi\u00e0 quasi un terzo del debito sovrano emesso dagli stati membri dell&#8217;Eurozona e dal momento in cui ha iniziato la sua politica di acquisti indiscriminati dello stesso, ha bloccato interamente il processo di riforme economiche e istituzionali di cui questi stati avevano e continuano ad avere bisogno &#8220;come acqua nel deserto\u201d. La conclusione della teoria economica non potrebbe essere pi\u00f9 chiara: in un ambiente di grande rigidit\u00e0 istituzionale e interventismo economico, le politiche monetarie ultra-allentate servono solo a mantenere indefinitamente la rigidit\u00e0 e l\u2019atrofia delle economie interessate e ad aumentare l&#8217;indebitamento dei rispettivi settori pubblici a livelli sempre pi\u00f9 difficili da sostenere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0La reazione delle banche centrali dinanzi all\u2019arrivo a sorpresa della pandemia<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 in questo preoccupante contesto economico, in cui le banche centrali avevano praticamente esaurito tutto il loro arsenale di &#8220;armi non convenzionali&#8221; di politica monetaria ultra-accomodante, che la pandemia di Covid-19 \u00e8 emersa a sorpresa nel gennaio 2020. La reazione delle autorit\u00e0 monetarie \u00e8 semplicemente stata quella di perseguire con maggiore intensit\u00e0 le stesse ricette: raddoppiare l&#8217;iniezione monetaria (e anche di pi\u00f9 possibilmente) non solo aumentando i classici programmi di acquisto di attivi finanziari (il cui prezzo, per la gioia dei grandi investitori come i fondi di investimento, hedge fund, ecc. non ha smesso di crescere, aumentando cos\u00ec ancora di pi\u00f9 la fortuna di pochi ricchi mentre l&#8217;economia della maggior parte dei cittadini si contrae ed entra in recessione), ma anche, de facto, distribuendo il denaro di nuova creazione in modo crescente per mezzo di aiuti diretti e di sussidi finanziati attraverso il deficit pubblico monetizzato, cos\u00ec che una parte importante del nuovo denaro creato comincia gi\u00e0 ad arrivare direttamente nelle tasche delle stesse economie nazionali. Ma sappiamo, almeno sin dal 1752, anno in cui David Hume pubblic\u00f2 il suo celebre saggio \u201cDella Moneta\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref5\"><sup>[38]<\/sup><\/a>, che la semplice distribuzione paritaria delle unit\u00e0 monetarie tra i cittadini non produce effetti reali e significativi sull\u2019economia<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref6\"><sup>[39]<\/sup><\/a>. Per questo, le autorit\u00e0 monetarie non vogliono nemmeno sentir parlare del famoso &#8220;elicottero di Friedman&#8221; come strumento di politica monetaria, perch\u00e9 quest\u2019ultima \u00e8 in grado di produrre effetti apparenti di espansione solo quando sono pochi i settori, le imprese e gli agenti economici, a ricevere, in un primo momento, il denaro di nuova creazione, con tutte le conseguenze collaterali di un aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito a favore dei pochi che abbiamo gi\u00e0 citato in relazione agli effetti del <em>&#8220;quantitative easing&#8221;<\/em> come fattore determinante dell&#8217;arricchimento degli attori dei mercati finanziari. In ogni caso, ci\u00f2 che \u00e8 indiscutibile \u00e8 che, prima o poi, il nuovo denaro, sempre che non venga sterilizzato dalle banche private<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref7\"><sup>[40]<\/sup><\/a> e da settori imprenditoriali scoraggiati, finir\u00e0 per raggiungere le tasche dei consumatori e per generare tensioni inflazionistiche, man mano che l&#8217;effetto Hume dell&#8217;inesorabile perdita del potere d&#8217;acquisto dell&#8217;unit\u00e0 monetaria si manifesta. E questo effetto diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente man mano che l&#8217;incertezza iniziale delle economie domestiche verr\u00e0 superata ed esse considereranno che non \u00e8 pi\u00f9 necessario mantenere saldi di cassa cos\u00ec alti, o semplicemente saranno costrette a spendere il denaro che ricevono sotto forma di sussidi per sopravvivere mentre i loro membri sono disoccupati e non possono produrre. In ogni caso, tutto punta nella stessa direzione: una crescente domanda monetaria su una produzione contratta come conseguenza della pandemia porta inesorabilmente a una crescente pressione al rialzo dei prezzi<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref8\"><sup>[41]<\/sup><\/a>. E questo \u00e8 precisamente ci\u00f2 che si comincia a constatare mentre si scrivono queste linee. Per esempio, il prezzo dei prodotti agricoli continua a salire e ha raggiunto il massimo degli ultimi tre anni; e lo stesso sta accadendo con i noli e molte altre materie prime (minerali, petrolio, gas naturale, ecc.) che stanno raggiungendo prezzi molto alti, addirittura record.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0Il vicolo cieco in cui si trovano le banche centrali<\/strong><\/p>\n<p>La conclusione non potrebbe essere pi\u00f9 chiara. Le banche centrali hanno raggiunto un vero e proprio vicolo cieco. Se spingono ulteriormente la loro politica di espansione monetaria e di monetizzazione di un deficit pubblico sempre crescente, corrono il rischio di generare una grave crisi del debito pubblico e dell&#8217;inflazione. Ma se, nel timore di passare dallo scenario di &#8220;nipponizzazione&#8221; pre-pandemia a uno scenario vicino alla &#8220;venezuelizzazione&#8221; dopo di essa, rallentano la loro politica monetaria ultra-allentata, allora la sopravvalutazione dei mercati del debito pubblico diventer\u00e0 immediatamente evidente e si generer\u00e0 una grande crisi finanziaria e una recessione economica, tanto dolorosa quanto salutare a medio e lungo termine. E il fatto \u00e8 che, come dimostra il &#8220;Teorema dell&#8217;impossibilit\u00e0 del socialismo&#8221;, \u00e8 impossibile che le banche centrali (veri e propri organi centrali di pianificazione finanziaria) possano individuare ed implementare la politica monetaria ideale e conveniente in ogni momento.<\/p>\n<p>Data l&#8217;ovviet\u00e0 della difficilissima situazione attuale, \u00e8 molto indicativo osservare le raccomandazioni e le reazioni che, in modo sempre pi\u00f9 nervoso e ansioso (direi addirittura &#8220;isterico&#8221;), vengono riversate da investitori, &#8220;esperti&#8221;, commentatori, e persino dai pi\u00f9 rinomati leader economici ed autorit\u00e0 monetarie.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per esempio, vengono pubblicati continuamente nuovi articoli e commenti, soprattutto nei giornali &#8220;salmone&#8221;, guidati dal Financial Times, che tendono sempre a rassicurare i mercati e che invariabilmente mandano il messaggio che i tassi d&#8217;interesse zero (o addirittura negativi) rimarranno tali per molti anni a venire, poich\u00e9 le banche centrali non hanno intenzione di mollare le loro politiche monetarie ultra-allentate, e di conseguenza, gli investitori possono stare tranquilli e continuare ad arricchirsi facendo trading e comprando nei mercati obbligazionari. Le banche centrali, a loro volta, mettendo la benda davanti alla ferita, annunciano la revisione dei loro obiettivi d&#8217;inflazione, con lo scopo di &#8220;alleggerirli&#8221; (ovviamente verso l\u2019alto) e con il pretesto di compensare gli anni in cui non sono state in grado di raggiungerli, e, in aggiunta, per giustificare la mancata adozione di misure di controllo monetario anche qualora l&#8217;inflazione dovesse schizzare alle stelle<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref9\"><sup>[42]<\/sup><\/a>. Altri consiglieri delle autorit\u00e0 monetarie propongono addirittura di abbandonare il cosiddetto <em>inflation targeting<\/em> e di introdurre direttamente come obiettivo il mantenimento di una certa curva dei rendimenti particolarmente bassa (cio\u00e8 tassi zero o addirittura negativi per molti anni della curva dei rendimenti, per i quali si farebbero tutte le operazioni di &#8220;mercato aperto&#8221; necessarie). E tutto questo viene sostenuto dai rappresentanti della cosiddetta &#8220;Teoria monetaria moderna&#8221; la quale, nonostante il suo nome, non \u00e8 n\u00e9 moderna n\u00e9 tanto meno una teoria, ma solo un <u>potpourri<\/u> di vecchie ricette keynesiane e mercantiliste pi\u00f9 tipiche degli ciarlatani dei secoli passati (visto che sostengono che il deficit \u00e8 irrilevante perch\u00e9 pu\u00f2 essere finanziato senza limiti emettendo debito e monetizzandolo) che dei veri teorici della nostra disciplina, e che sta creando scompiglio tra i nostri decisori economici e monetari<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref10\"><sup>[43]<\/sup><\/a>. E cos\u00ec arriviamo all&#8217;ultimo degli &#8220;eventi&#8221; che sta diventando sempre pi\u00f9 popolare: la cancellazione del debito pubblico acquisito dalle banche centrali (che, come abbiamo visto, \u00e8 gi\u00e0 vicino a un terzo del totale).<\/p>\n<p>Innanzitutto, \u00e8 ovvio che coloro i quali, in numero crescente, si sono uniti al coro a favore di questa cancellazione si mettono allo scoperto, perch\u00e9 se, come sostengono, le banche centrali ricompreranno sempre il debito che viene emesso dagli stati per far fronte alle scadenze che giungono ad un tasso di interesse zero, non ci sarebbe bisogno di nessuna cancellazione. Il fatto stesso che costoro stiano chiedendo una tale cancellazione, infatti, la dice lunga sul loro nervosismo in relazione ai crescenti segni di ripresa dell&#8217;inflazione, e la loro concomitante paura che i mercati obbligazionari crollino e che i tassi di interesse salgano nuovamente. In queste circostanze, sarebbe fondamentale per loro allentare la pressione sui governi spreconi e mangiasoldi con una cancellazione che equivarrebbe a un ripudio di quasi un terzo del debito totale da loro emesso e che danneggerebbe solo un&#8217;istituzione cos\u00ec astratta e distante per il grande pubblico come la banca centrale. Ma le cose non sono cos\u00ec facili come sembrano. Se si effettuasse una cancellazione come quella richiesta, risulterebbe evidente quanto segue. In primo luogo, che le banche centrali si sono limitate a creare denaro e a iniettarlo nel sistema attraverso i mercati finanziari, facendo arricchire in modo esorbitante poche persone senza ottenere, nel lungo periodo, alcun effetto apprezzabile sull\u2019economia reale (a parte la riduzione artificiale dei tassi di interesse e la contemporanea distruzione dell&#8217;allocazione efficiente delle risorse produttive<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref11\"><sup>[44]<\/sup><\/a>). Il clamore popolare contro questa politica raggiungerebbe una tale ampiezza se questa condonazione venisse effettuata, che le banche centrali, in secondo luogo, perderebbero non solo tutta la loro credibilit\u00e0<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref12\"><sup>[45]<\/sup><\/a> ma anche la possibilit\u00e0 di ripetere in futuro le loro politiche di acquisti sul mercato aperto <em>(&#8220;quantitative easing&#8221;<\/em>), essendo costrette dalle circostanze a limitarsi a processi di iniezione monetarie direttamente ai cittadini (&#8220;l&#8217;elicottero di Friedman&#8221;), gli unici &#8220;equi&#8221; dal punto di vista dei loro effetti sulla distribuzione del reddito, ma che, privi di effetti espansivi reali e visibili a breve termine, significherebbero la morte definitiva della capacit\u00e0 delle banche centrali di influenzare in modo apprezzabile le economie del futuro con la loro politica monetaria.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 in questo contesto che l&#8217;unica raccomandazione sensata che si pu\u00f2 dare agli investitori \u00e8 di vendere tutte le loro posizioni a reddito fisso il pi\u00f9 presto possibile, poich\u00e9 non si sa per quanto tempo ancora le banche centrali continueranno a mantenere, artificialmente, un prezzo delle obbligazioni cos\u00ec esorbitante come non si \u00e8 mai visto nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. E infatti ci sono indicazioni pi\u00f9 che sufficienti che gli investitori pi\u00f9 attenti, come gli hedge fund e altri, utilizzando derivati e altre tecniche sofisticate, stanno gi\u00e0 scommettendo sul crollo dei mercati obbligazionari, mentre ufficialmente non smettono, come non potrebbe essere altrimenti, di filtrare messaggi e raccomandazioni rassicuranti nei media, utilizzando i commentatori pi\u00f9 prestigiosi<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref13\"><sup>[46]<\/sup><\/a>, dato che vogliono &#8220;uscire&#8221; dai mercati del debito senza farsi notare e al prezzo pi\u00f9 alto possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il &#8220;colpo finale&#8221; della spesa pubblica<\/strong><\/p>\n<p>E cos\u00ec arriviamo all&#8217;ultima ricetta che viene proposta come via fondamentale per uscire dalla crisi generata dalla pandemia e ripristinare la normalit\u00e0: massimo ricorso alla politica fiscale aumentando ancora di pi\u00f9 e in modo esorbitante la spesa pubblica, anche se questa volta, cos\u00ec si dice, dando priorit\u00e0 agli investimenti ambientali, alla digitalizzazione e alle infrastrutture. Niente, per tanto, viene fatto per risanare i conti pubblici, n\u00e9 per snellire la spesa pubblica improduttiva; niente per ridurre la pressione fiscale o alleggerire il carico burocratico e normativo sugli imprenditori affinch\u00e9 riprendano fiducia e comincino a investire. Il contrario di tutto ci\u00f2. Questa nuova politica fiscale, tuttavia, \u00e8 pro-ciclica e controproducente a livelli preoccupanti. Ad esempio, quando la &#8220;manna&#8221; dei 140 miliardi di euro concessi dall&#8217;Unione Europea alla Spagna in fondi non rimborsabili (su un programma totale di 750. miliardi organizzati dalle autorit\u00e0 dell&#8217;Unione ed estendibili fino a 1,85 trilioni sotto forma di prestiti), \u00e8 pi\u00f9 che probabile che sia l&#8217;economia della Spagna, cos\u00ec come quelle del resto dell&#8217;Unione europea, si stiano gi\u00e0 recuperando autonomamente, il che vuol dire che questi fondi assorbiranno e devieranno le scarse risorse che sono essenziali per il settore privato per avviare e completare i necessari progetti di investimento. Tali investimenti, grazie alla loro redditivit\u00e0 reale, possono generare da soli, e senza aiuti pubblici, un alto volume di occupazione sostenibile a breve, medio e lungo termine, un\u2019occupazione che contrasta con l&#8217;occupazione sempre precaria e dipendente dalle decisioni politiche del momento che genera una spesa pubblica consumistica, anche in progetti faraonici di &#8220;transizione&#8221; ecologica e digitale. E questo senza dover menzionare l&#8217;inefficienza intrinseca del settore pubblico nel canalizzare le risorse ricevute e l&#8217;inevitabile politicizzazione nella loro distribuzione, sempre molto vulnerabile alla ricerca e al mantenimento del clientelismo politico corrispondente. Tutti ricordiamo, per esempio, l&#8217;enorme fallimento del cosiddetto &#8220;Piano E&#8221;, l&#8217;iniezione di spesa pubblica promossa dall&#8217;amministrazione del governo socialista di Zapatero per affrontare la Grande Recessione del 2008. O il deplorevole fallimento della politica fiscale ultra-espansiva in Giappone, che non ha avuto alcun effetto apprezzabile se non quello di trasformar quest\u2019ultimo nel paese pi\u00f9 indebitato del mondo. In sostanza, la storia si ripete pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Non esistono scorciatoie miracolose per uscire da una crisi come quella generata dall&#8217;attuale pandemia. Anche se i governi e le autorit\u00e0 monetarie cercano continuamente di presentarsi ai cittadini come i loro indispensabili &#8220;salvatori&#8221;, grazie ai loro sforzi e alla loro frenetica attivit\u00e0 facendo cose apparentemente benefiche. Anche se entrambi nascondono sistematicamente la loro intrinseca incapacit\u00e0, come ha dimostrato la Scuola Austriaca, di ottenere le informazioni necessarie per dare un contenuto coordinatore ai propri mandati e decreti. Anche se le loro azioni sono sistematicamente irresponsabili e controproducenti perch\u00e9 sperperano le scarse risorse della societ\u00e0 e rendono impossibile la corretta allocazione delle risorse e il calcolo economico razionale nei processi di investimento. Nonostante tutto questo, cio\u00e8, nonostante i governi e le banche centrali, tra qualche anno la pandemia Covid-19 sar\u00e0 semplicemente un triste ricordo storico che verr\u00e0 presto dimenticato dalle generazioni future, nello stesso modo in cui nessuno ricordava la devastazione sanitaria ed economica molto pi\u00f9 grande causata dall\u2019 \u201cinfluenza spagnola&#8221; un secolo fa. Ora, come allora, avanzeremo grazie al nostro sforzo individuale e collettivo, cercando di portare avanti in modo creativo i nostri progetti di vita, nelle scappatoie della libera impresa e dei mercati non intervenuti che, nonostante tutto, sono ancora aperte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>___________________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn1\"><sup>[34]<\/sup><\/a> Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>La teoria dell\u2019efficienza dinamica<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn2\"><sup>[35]<\/sup><\/a> Si veda su questo punto Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>Moneta, Credito Bancario e Cicli Economici<\/em>, ob. cit, pp. 400-401.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn3\"><sup>[36]<\/sup><\/a> P. Bagus, J.A. Pe\u00f1a Ramos y A. S\u00e1nchez Bay\u00f3n, \u201cCovid-19 and the Political Economy of Mass Hysteria\u201d, <em>Int. J. Environ. <\/em><em>Res. Public Health<\/em>, 2021, 18 (4) 1376.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn4\">[37]<\/a> Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>La Nipponizazzione dell\u2019Unione Europea, <\/em>in Francesco Carbone, A Scuola di Economia, Usemlab, seconda edizione, 2020. D\u2019altra parte, il <em>\u201cTeorema dell\u2019impossibilit\u00e0 del Socialismo\u201d<\/em> pu\u00f2 esser pienamente applicato alle banche centrali, come spiego ed illustro in Jes\u00fas Huerta de Soto, <em>Moneta, Credit Bancario e Cicli Economici<\/em>, ob.cit., pp. 558-580.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn5\"><sup>[38]<\/sup><\/a> David Hume, \u201cOf Money\u201d, <em>Essays, Moral, Political and Literary<\/em>, E. F. Miller (ed), Liberty Classics, Indian\u00e1polis, \u00a01985, pp. 281 y ss. Hume si riferisce espressamente al fatto che se, per miracolo, ogni uomo in Gran Bretagna si trovasse da un giorno all&#8217;altro con cinque sterline in pi\u00f9 in tasca, questo non avrebbe alcun effetto reale se non quello di diminuire il potere d&#8217;acquisto del denaro (cio\u00e8, aumentare i prezzi nominali dei beni e servizi), perch\u00e9 la capacit\u00e0 produttiva del Regno Unito rimarrebbe identica (p. 299). Con il suo famoso &#8220;elicottero&#8221; Friedman ha semplicemente copiato e aggiornato questo esempio di Hume (senza citarlo).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn6\"><sup>[39]<\/sup><\/a> Per esempio, lo stesso Mervyn King, l&#8217;ex governatore della Banca d&#8217;Inghilterra, non ha avuto altra scelta che riconoscere: <em>&#8220;la narrazione prevalente \u00e8 che la combinazione di stimolo fiscale e monetario \u00e8 stata un successo contro la pandemia, ma, ad oggi, non vedo davvero il beneficio dell&#8217;attivismo della banca centrale. Sono giorni che discuto con mia moglie se \u00e8 il momento di andare a cena nel nostro ristorante preferito: il tenore di questa discussione non cambier\u00e0 semplicemente perch\u00e9 continuano ad abbassarci i tassi di interesse&#8221;<\/em>. El Pa\u00eds, Madrid, domenica 17 gennaio 2021, p. 38.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn7\"><sup>[40]<\/sup><\/a> La relazione delle autorit\u00e0 monetarie con le banche private \u00e8 per cos\u00ec dire &#8220;schizofrenica&#8221;: da un lato, le inondano di liquidit\u00e0 da prestare, mentre al tempo stesso le minacciano continuamente, esigendo maggior capitale e vigilando attentamente a chi prestano.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn8\"><sup>[41]<\/sup><\/a> Si consulti, per esempio, su questo punto l&#8217;articolo di Michael D. Bordo e Mickey D. Levy, &#8220;The Short March Back to Inflation&#8221;, <em>The Wall Street Journal<\/em>, 4 Febbraio 2021, p. A17.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn9\"><sup>[42]<\/sup><\/a> L&#8217;adozione di una tale politica metterebbe a dura prova la governance dell&#8217;euro, tanto da metterlo in serio pericolo di scomparire.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn10\"><sup>[43]<\/sup><\/a> Si veda, sul tema, Patrick Newman, \u201cModern Monetary Theory: An Austrian Interpretation of Recrudescent Keynesianism\u201d, <em>Atlantic Economic Journal,<\/em> n\u00ba 48, 2020, pp. 23-31, e gli articoli critici di Mark Skousen e Gordon L. Brady, pubblicati nello stesso numero di questa rivista. Tra gli economisti maggiormente incantati dalla Modern Monetary Theory troviamo il propio Mario Draghi. Si veda a tal proposito \u201cLas claves del plan Draghi\u201d para salvar Italia, <em>ABC<\/em>, 4 de febrero de 2021, p. 30.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn11\"><sup>[44]<\/sup><\/a> \u00c8 una vera tragedia che esperti, politici e cittadini abbiano dimenticato che il pi\u00f9 importante di tutti i prezzi e, quindi, quello pi\u00f9 trascendentale che il libero mercato deve fissare, il tasso d&#8217;interesse, ovvero il prezzo dei beni presenti in funzione dei beni futuri, non pu\u00f2 essere impunemente manipolato da governi e banche centrali senza bloccare il calcolo economico e la corretta allocazione intertemporale delle risorse produttive.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn12\"><sup>[45]<\/sup><\/a> Tra l&#8217;altro, non avendo attivi da vendere, avendoli ripudiati, non sarebbero, in futuro, in grado di drenare riserve dal sistema qualora dovesse risultare necessario di fronte a un picco di inflazione. Solo nel contesto di una transizione irrevocabile verso un sistema bancario senza riserva frazionaria, ovvero con un rapporto di cassa del 100%, come propongo nel capitolo IX del mio libro <em>Moneta, Credito Bancario e Cicli Economici<\/em> (ob.cit., pp. 678-694), avrebbe senso cancellare il debito pubblico detenuto dalla banca centrale per evitare che diventi il detentore di una parte significativa dell&#8217;economia reale. Come propongo, infatti, in questo caso il debito verrebbe scambiato con gli attivi bancari che oggi controbilanciano i depositi a vista.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn13\"><sup>[46]<\/sup><\/a> A tal riguardo, possiamo fare riferimento, per esempio, alla litania di commenti e raccomandazioni sulla politica monetaria e fiscale del prestigioso Martin Wolf nel Financial Times, o dello stesso Paul Krugman nel supplemento economico di El Pais. Non c&#8217;\u00e8 settimana in cui smettano di raccomandare pi\u00f9 iniezione monetaria e pi\u00f9 spesa pubblica.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"parent":8379,"menu_order":0,"template":"","article-language":[],"class_list":["post-8419","articulo","type-articulo","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La pandemia come pretesto per aumentare lo squilibrio fiscale e monetario dei governi e delle banche centrali | Jes\u00fas Huerta de Soto<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.jesushuertadesoto.com\/en\/articles\/articoli-in-italiano\/gli-effetti-economici-della-pandemia-un-analisi-austriaca\/la-pandemia-come-pretesto-per-aumentare-lo-squilibrio-fiscale-e-monetario-dei-governi-e-delle-banche-centrali\/\" 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